Casa Baronale Riccati
ex filanda
La filanda Riccati che conserva ancora inalterate le proprie valenze architettoniche, inglobata entro il palazzo della famiglia patrizia, incarna completamente le caratteristiche dello spazio di lavoro tardo settecentesco.
Il complesso nasce negli anni novanta del secolo per ospitare la sola operazione di trattura, il cui nucleo centrale, l’imponente tettoia, ricoverava i quaranta fornelletti “disposti l’uno dopo l’altro” in “una stessa linea retta”, scaldati a fuoco diretto e dotati di altrettanti camini indipendenti.
L’opificio Riccati, che continua la sua attività certamente fino agli anni quaranta dell’ottocento, manifesta dunque la perfetta adesione formale e funzionale al tipo della “Filanda” settecentesca ma vi introduce valenze di grande respiro progettuale che difficilmente si trovano altrove, espresse dal pregevole disegno d’insieme, retto dalla simmetria compositiva dei corpi di fabbrica che si snodano intorno al cortile, a cui si applica un attento e misurato decoro formale offerto dall’apparato decorativo austero, limitato alle specchiature delle peraste che inquadrano le arcate del portico, al gioco delle volte disegnate con lunette ed unghie ed alla strombatura concava del portale esterno.
Si può avanzare l’ipotesi che tanta cura provenisse da un progettista abile, quale in quegli anni era l’architetto Sebastiano Riccati, un membro della famiglia che lavorava per lo più nel torinese, ma che a Manta possedeva terreni ed era presente, negli stessi anni, con pareri ed ispezioni. E’ proprietà privata pertanto visitabile solo in occasione di alcune manifestazioni.


