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È artigiana l'impresa che, nei limiti della Legge 8 agosto 1985, n. 443 e della L.R. 14 gennaio 2009, n. 1, ha per scopo prevalente lo svolgimento di un'attività di produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazioni di servizi, escluse le attività agricole e le attività di prestazione di servizi commerciali, di intermediazione nella circolazione dei beni o ausiliarie di queste ultime, di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, salvo il caso che siano solamente strumentali e accessorie all'esercizio dell'impresa. È artigiana l'impresa che è costituita ed esercitata in forma di società, anche cooperativa, escluse le società per azioni ed in accomandita per azioni, a condizione che la maggioranza dei soci, ovvero uno nel caso di due soci, svolga in prevalenza lavoro personale, anche manuale, nel processo produttivo e che nell'impresa il lavoro abbia funzione preminente sul capitale. Vedi http://artigianato.sistemapiemonte.it/servizi.shtml  

Attività di produzione di alimenti

L’ attività di produzione di alimenti, anche destinati all’asporto (pizzerie da asporto, pasticcerie, gelaterie, gastronomie, rosticcerie, creperie, yogurterie, ecc) è attività artigianale se svolta con i requisiti previsti dalla Legge Quadro sull’Artigianato n. 443 del 1985.

Secondo quanto disposto dallart. 5 comma 7 legge 443/1985, l’impresa artigiana che produce alimenti prevede la vendita diretta dei prodotti al consumatore.  Per questo tipo di vendita non è necessario munirsi di autorizzazioni amministrative commerciali o effettuare segnalazioni di inizio attività al comune ove è insediata l’attività, purché la vendita avvenga nei locali di produzione  o ad essa contigui e si attenga esclusivamente alle merci di produzione. In caso di vendita di altri prodotti simili, ma non di produzione propria, o complementari (es. bibite in recipienti chiusi), occorre effettuare una Segnalazione certificata di inizio attività per il commercio al dettaglio di esercizio di vicinato (vedi Mod.1COM - SCIA - Esercizio vicinato  e relativa scheda 1/EV - Esercizio di vicinato  -  inizio attività)

Qualora nel locale sia presente un distributore automatico di alimenti o bevande, l’impresa artigiana non è tenuta a compiere la  sopracitata SCIA amministrativa per attività di commercio. Tale adempimento è di competenza del soggetto installatore del distributore automatico.

Per iniziare l’attività artigiana di produzione di alimenti non occorre avere specifici requisiti professionali né requisiti morali, mentre è necessaria la SCIA DI NOTIFICA SANITARIA da richiedere secondo la modulistica allegata alla DGR della Regione Piemonte n. 23/12/2010, n. 21-1278 (vedi http://www.aslcn1.it/cittadini/modulistica/ ). A seguito della presentazione della notifica sanitaria (SCIA) effettuata all’ ASL CN1 tramite lo SUAP del comune ove si intende iniziare l’attività, l’artigiano del settore alimentare può iniziare subito l’attività. A seguito della presentazione della SCIA SANITARIA, non è prevista l’emissione di uno specifico atto autorizzatorio, ma è sufficiente che l’impresa alimentare conservi copia della SCIA  SANITARIA presentata, riportante la data e il protocollo di ricevimento.

Ovviamente l’impresa deve essere iscritta al Registro Imprese e all’Albo delle Imprese Artigiane.

La consumazione sul posto dei prodotti di produzione può essere effettuata nei locali di produzione o adiacenti, anche muniti di arredamento adatto alla consumazione (es. tavoli, sedie trespoli), purché essa non sia assistita, cioè i prodotti non vengano serviti da personale o dal titolare o famigliari coadiuvanti, in tal caso trattasi di somministrazione e per tale attività occorre autorizzazione. (Articolo 3 lettera f-bis) della legge 4/08/2006, n. 248)

 

Attività di panificio

L’attività di panificazione che rientra nella tipologia di attività descritta nei commi precedenti è  possibile iniziarla presentando una Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) allo SUAP del comune ove si intende iniziare l’attività .

Per panificio si intende l’impresa che svolge l’intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale.

È prevista, nell’ambito dell’attività, la vendita diretta del prodotto senza alcuna autorizzazione o presentazione di SCIA e la sua consumazione sul posto purché non sia assistita.

La materia è regolamentata dal D.L. 4 luglio 2006, n. 223 (art. 4) e dalla L. R. n. 14 del 16 luglio 2013  


Attività di  acconciatore, estetista, tatuatore, piercer e solarium

Le attività di acconciatore, estetista, tatuatore e piercer sono disciplinate oltre che dalle leggi vigenti in materia, dalle disposizioni delRegolamento comunale per l’esercizio delle attività di acconciatore, estetista, tatuaggio e piercing approvato con Deliberazione del Consiglio Comunale n.22 del 23/07/2013.

Tra le attività sopra elencate sono compresi tutti gli istituti di bellezza o simili esercitate in luogo pubblico o privato (reparti di alberghi, hotel, ospedali, case di cura, palestre, piscine, centri medici specializzati, anche presso convivenze o su proprietà  particolari: FF.SS., aeroporti, porti di navigazione aerea, lacustre, fluviale, ecc.) comunque denominati e qualunque siano le forme o la natura giuridica d’impresa (individuali o societarie, di persone o di capitali) che esercitano le suddette attività.


L’attività professionale di acconciatore comprende tutti i trattamenti ed i servizi volti a modificare, migliorare, mantenere e proteggere l’aspetto estetico dei capelli, ivi compresi i trattamenti tricologici complementari, che non implicano prestazioni di carattere medico, curativo o sanitario, nonché il taglio ed il trattamento estetico della barba, ed ogni altro servizio inerente o complementare. Le imprese di acconciatura possono svolgere anche prestazioni semplici di manicure e pedicure estetico.

Le fonti normative che disciplinano l’attività di acconciatore sono la L. 14 febbraio 1963, n. 161; la L. 23 dicembre 1970, n. 1142; la L. 29 ottobre 1984, n.735 nelle parti compatibili con la legge 174/2005; la L. 17 agosto 2005, n. 174; l’art 77 del  D. Lgs. 26 marzo 2010, n. 59; il D. Lgs. 6 agosto 2012, n. 147 e l’art. 13 della L.R. n. 38 del 30/12/2009.


 L’attività professionale di estetista comprende tutte le prestazioni ed i trattamenti eseguiti sulla superficie del corpo umano il cui scopo esclusivo o prevalente sia quello di mantenerlo in perfette condizioni, di migliorarne e proteggere l’aspetto estetico, modificandolo attraverso l’eliminazione o l’attenuazione degli inestetismi presenti. Essa può essere svolta con l’attuazione di tecniche manuali o con l’utilizzo degli apparecchi elettromeccanici per uso estetico di cui all’elenco allegato alla legge 4 gennaio 1991, n. 1, così come modificato dal decreto ministeriale 110/2011 (allegato A alla legge ed alRegolamento comunale per l’esercizio delle attività di acconciatore, estetista, tatuaggio e piercing”) e secondo le specifiche recanti le caratteristiche tecnico-dinamiche, i meccanismi di regolazione, le modalità di esercizio  e di applicazione le cautele d’uso degli apparecchi elettromeccanici previste nelle schede tecnico-informative dell’allegato 2 al decreto ministeriale 110/2001, o con l’applicazione dei prodotti cosmetici definiti tali dalla legge 11 ottobre 1986, n. 713. Rientrano nell’attività di estetista, l’attività di onicotecnica (ricostruzione ed applicazione e decorazione di unghie artificiali), l’attività di massaggi e le attività finalizzate al dimagrimento ed eccezione di quelle espressamente disciplinate da altre fonti normative e l’attività di solarium. Sono escluse dall’attività di estetista le prestazioni dirette in linea specifica ed esclusiva a finalità di carattere terapeutico indicate nel nomenclatore tariffario regionale delle prestazioni di assistenza specialistico-ambulatoriale della Regione Piemonte. Le fonti normative che disciplinano l’attività di estetista sono la L. 4 gennaio 1990, n. 1; l’art. 78 del D. Lgs. 26 marzo 2010, n. 59; il D. Lgs. 6 agosto 2012, n. 147; la L.R.  9 dicembre 1992, n. 54 e, qualora si eserciti l’attività di solarium,  il D.P.G.R. 7 aprile 2003, n. 6R e s.m.i..


 

L’attività professionale di tatuaggio comprende tutte le tecniche atte ad inserire nel derma umano pigmenti di uno o più colori che, una volta stabilizzatisi, danno forma al cosiddetto tatuaggio ornamentale, per sua natura indelebile e permanente.

L’attività di tatuaggio è disciplinata dal D.P.G.R. n. 46 del 22/05/2003 recante “ Prime indicazioni tecnico-sanitarie per l’esecuzione dell’attività di tatuaggio e piercing”.


 L’attività di professionale di piercing comprende tutti i trattamenti non terapeutici finalizzati all’inserimento su cute o mucose in varie parti del corpo di oggetti di varia forma o composizione. L’attività di piercing è disciplinata a livello nazionale dalle “Linee guida del Ministero della Sanità per l’esecuzione di procedura di tatuaggio e piercing in condizioni di sicurezza” contenute nella Circolare del 05/02/1998, n. 2.9/156 e dai “Chiarimenti forniti dal Consiglio Superiore della Sanità” contenuti nella Circolare del Ministero della Sanità del 16/07/1998, n. 2.8/633 e a livello regionale dal D.P.G.R. n. 46 del 22/05/2003 recante “ Prime indicazioni tecnico-sanitarie per l’esecuzione dell’attività di tatuaggio e piercing”. In deroga al sopracitato D.P.G.R. n. 465 del 22/05/2003 la sola foratura dei lobi dele orecchiep uò essere effettuata dai gioiellieri e dai farmacisti senza la presentazione della SCIA per l'attività di di piercing, adottando le precauzioni prescritte dal regolamento comunale per l'esercizio delle attività di acconciatore, estetista, tatuaggio e piercing. In quest'ambito è permessa la foratura dei lobi delle orecchie anche su minori, previo consenso scritto dagli esercenti la patria potestà.


L'attività professionale di solarium comprende tutti i trattamenti non terapeutici finalizzati ai fini estetici mediante l'utilizzo di apparecchiature generanti raggi UV. L'attività rientra in quella di estetista e pertanto il titolare deve possedere i requisiti professionali o, in mancanza, deve essere nominato un Direttore Tecnico. La materia è disciplinata del D.P.G.R. 7 aprile 2003, n.6R "Regolamento regionale delle attività di solarium.


Attività di tintolavanderia e lavanderia self-service

L’attività di tintolavanderia esegue i trattamenti di lavanderia, di pulitura chimica a secco e ad umido, di tintoria, di smacchiatura, di stireria, di follatura e affini, di indumenti, capi e accessori per l’abbigliamento, di capi in pelle e pelliccia, naturale e sintetica, di biancheria e tessuti per la casa, ad uso industriale e commerciale, nonché ad uso sanitario, di tappeti, tappezzeria e rivestimenti per arredamento, nonché di oggetti d’uso, articoli e prodotti tessili di ogni tipo di fibra.

Per poter svolgere l’attività occorre presentare una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) allo SUAP ove si intende iniziare l’attività.

Per ogni sede dell’impresa dove viene esercitata l’attività di tintolavanderia deve comunque essere designato un responsabile tecnico (che può essere il titolare, un socio partecipante al lavoro, un collaboratore familiare, un dipendente) in possesso di appositi requisiti professionali.

Non occorre designare un responsabile tecnico in caso di apertura di lavanderie a gettoni in cui le lavatrici professionali ad acqua sono gestite dalla clientela.

La materia è disciplinata dalla L. 22 febbraio 2006, n. 84 e dall’art. 79 del D. Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 .



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